Che sogno sogna, adesso, Asti?

Che sogno sogna, adesso, Asti? Me lo chiese con la passione dell’astigiano e quel suo modo schietto, cortese ma che non concede appelli, l’architetto Giovanni Bo, qualche anno fa. Ero andato nel suo studio per fare a lui delle domande e alla fine uscii con più questioni aperte di quelle con cui ero arrivato. Quella domanda mi torna in mente sempre come giornalista e in modo particolare da quando, da alcune stagioni, mi occupo di internet.

INTERNET E LA CRISI LOCALE
La storia di questi ultimi dieci anni, spiega il sociologo Aldo Bonomi, racconta che i flussi legati alla rete non si rapportano in maniera dialettica con il locale, cambiano i luoghi, antopologicamente, economicamente e socialmente e che mai come ora il locale e i soggetti intermedi sono in crisi. Sono questi della crisi gli anni in cui internet è diventato un fenomeno di massa. In cui, una cosa che non esisteva, Facebook, è diventata la più grande comunità del mondo. Nel mondo ci sono 1.1 miliardi di “persone su Facebook”, in Italia sono 4 su 10. Gli anni in cui nelle nostre tasche gli smartphone hanno dato il cambio ai telefoni cellulari. Ma che ci importa di Facebook e degli smartphone?

SPAESAMENTO ASTIGIANO
Cosa c’entra davvero la rete con la nostra vita? Ad Asti? Possono internet, le nuove professioni, le start up, i social network avere qualche implicazione in un territorio in crisi non solo economica? Possono sopperire alla probabile scomparsa della Provincia di Asti, alla scomparsa degli snodi e degli orizzonti tradizionali mentre conoscenza, competizione commerciale e interessi diventano globali? Anche le vecchie domande risuonano in modo nuovo. Che ne facciamo della terra? Che cosa sogniamo ad Asti dopo il sogno industriale? Cosa sogniamo come astigiani, come cittadini, lavoratori, imprese?

NON E’ TECNOLOGIA
Il punto è che, per tutti c’è stato un tempo prima di internet e un tempo dopo internet. Non c’è individuo o soggetto astigiano che non sia inserito in questo contesto globale. Eppure resta un astigiano. Certo sta accadendo tutto molto in fretta, facciamo difficoltà a capire e talvolta pare che la cosa non ci riguardi poi tanto. Dannata tecnologia!
Eppure non si tratta di tecnologia. E’ la vita delle persone (astigiane), delle imprese (astigiane), delle comunità, delle città e del territorio (astigiano). Non è il futuro, è qui e ora.

COSA CONTA DAVVERO
La nuove tecnologie e la rete sono allora importanti solo come fattori abilitanti di nuovi comportamenti, condizioni, possibilità, come agente di nuovi ecosistemi. Bisogni, ambizioni, identità sono e resteranno però cosa nostra. Ciò che davvero ci riguarda è la riconfigurazione dei legami sociali, i nuovi modi di informarsi, avere relazioni, produrre e lavorare, le interazioni tra cose, persone e città, i nuovi modi di acquisto e di consumo, il valore aggiunto e l’innovazione che si genera dalla messa in relazione di saperi differenti attraverso la rete.

DA DOVE PARTIRE
La tecnologia conta moltissimo ma resta un mezzo. Anche i soldi, i soldi che non ci sono, sono un mezzo. Si tratta piuttosto di vita e cultura digitale, di innovazione innescata da un nuovo contesto complesso in cui siamo immersi senza averlo ancora compreso. Se questo è vero il tipo di consapevolezza con cui stiamo in questo ecosistema iper-locale e riconsideriamo anche il nostro essere astigiani (cittadini. lavoratori, professionisti, imprese, amministrazione pubblica) è ciò che davvero conta e farà la differenza in termini di orizzonti e destini personali e di comunità, qualità della vita e competitività. E’ il primo punto da cui partire.

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